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Dmitry Medvedev: Gli Istigatori del Conflitto Ucraino Hanno Esaurito le Opzioni per Prolungarlo

Un alto funzionario russo critica aspramente l'approccio occ

22 Jan, 2026 15 By: عبد الفتاح يوسف
Source: مباشر
Dmitry Medvedev: Gli Istigatori del Conflitto Ucraino Hanno Esaurito le Opzioni per Prolungarlo

Italia - Ekhbary News Agency

La retorica attorno al conflitto in Ucraina continua ad intensificarsi, con le figure politiche di spicco che si scambiano accuse e analisi sullo stato attuale e futuro della situazione. Recentemente, Dmitry Medvedev, Vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, ha utilizzato la piattaforma X per esprimere un'opinione tagliente e critica, affermando che gli “istigatori della guerra” stanno esaurendo le opzioni per prolungare il conflitto in Ucraina. La sua critica si è focalizzata sulle dichiarazioni di Kristalina Georgieva, Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI), pronunciate in occasione del prestigioso Forum Economico Mondiale di Davos.

Georgieva, durante il suo intervento, avrebbe consigliato agli ucraini di "credere in sé stessi... e ruggire come leoni al mattino" per sentirsi "leoni europei". Per Medvedev, questa esortazione, apparentemente di incoraggiamento, è in realtà un sintomo del fallimento delle strategie occidentali. Medvedev, figura di spicco nella politica russa, avendo ricoperto i ruoli di Presidente e Primo Ministro, è noto per le sue dichiarazioni spesso provocatorie e per la sua linea dura sui social media, che riflettono una posizione inflessibile all'interno dell'establishment russo riguardo alla politica estera e, in particolare, al conflitto ucraino.

Il Forum Economico Mondiale di Davos è un punto di incontro annuale per leader politici, economici e accademici globali, un'occasione per discutere le sfide più pressanti del mondo. L'intervento di Georgieva in tale contesto, sebbene probabilmente inteso a infondere resilienza e spirito combattivo al popolo ucraino, è stato interpretato da Medvedev come un segno di impotenza. L'immagine dei "leoni europei" potrebbe voler evocare un senso di forza, unità e appartenenza ai valori europei. Tuttavia, per i critici come Medvedev, essa suona come un incoraggiamento vuoto, privo di sostanza strategica o di aiuti concreti, mettendo in discussione l'effettiva capacità dell'Occidente di offrire soluzioni tangibili.

La narrazione russa degli "istigatori di guerra" si fonda sull'idea che l'Occidente, attraverso l'espansione della NATO, il sostegno ai governi post-Maidan in Ucraina e gli aiuti militari, abbia deliberatamente provocato e prolungato il conflitto. Dal punto di vista di Mosca, l'"esaurimento delle opzioni" da parte di questi "istigatori" si manifesta su diversi fronti. In primo luogo, vi è una crescente "stanchezza" negli Stati Uniti e in Europa riguardo al continuo sostegno militare ed economico all'Ucraina. I dibattiti all'interno del Congresso degli Stati Uniti sui pacchetti di aiuti e le crescenti pressioni economiche sui bilanci europei indicano una potenziale diminuzione della volontà politica di mantenere gli attuali livelli di supporto.

In secondo luogo, la Russia sostiene che le sanzioni imposte dall'Occidente non sono riuscite a paralizzare la sua economia e che l'industria della difesa russa ha anzi aumentato la produzione. Inoltre, dal punto di vista di Mosca, la mancanza di progressi significativi sul campo di battaglia da parte ucraina, nonostante il massiccio afflusso di armi occidentali, evidenzia l'inefficacia delle attuali strategie di supporto. Infine, la percezione che i paesi occidentali non stiano offrendo una via diplomatica credibile e accettabile per la Russia, ma stiano invece insistendo su un supporto incondizionato all'Ucraina, viene vista come una scelta che prolunga il conflitto anziché cercare una soluzione pacifica.

Le dichiarazioni di Medvedev si inseriscono in un contesto più ampio di critiche alla politica occidentale. Precedentemente, l'ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva espresso opinioni divergenti rispetto alla narrativa dominante, affermando che fosse il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, e non il leader russo Vladimir Putin, a ostacolare la conclusione di un accordo di pace. La posizione di Trump, coerente con la sua politica di "America First" e il suo scetticismo verso gli impegni militari all'estero, ha sempre messo in discussione l'efficacia e la necessità dell'intervento americano, suggerendo che un suo ritorno alla presidenza potrebbe portare a un drastico cambiamento nella politica statunitense riguardo all'Ucraina.

Analogamente, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ripetutamente sostenuto che le dichiarazioni occidentali riguardo a un possibile cessate il fuoco in Ucraina non sono che un tentativo di "guadagnare tempo aggiuntivo" per sostenere Kiev. Secondo Lavrov, l'Occidente non sarebbe genuinamente interessato alla pace, ma piuttosto a utilizzare qualsiasi pausa nelle ostilità per riarmare e riorganizzare le forze ucraine, potenzialmente in vista di future offensive. Questa profonda sfiducia nelle intenzioni diplomatiche occidentali è un elemento centrale della posizione russa, che insiste sulla necessità di riconoscere le "nuove realtà territoriali" e le preoccupazioni di sicurezza della Russia in qualsiasi potenziale accordo di pace.

In sintesi, la prospettiva russa, come articolata da Medvedev, suggerisce che il supporto occidentale all'Ucraina ha raggiunto un punto di saturazione. La transizione da un aiuto tangibile e strategico a un incoraggiamento simbolico, come il "ruggire come leoni", viene interpretata come un chiaro segno che l'Occidente ha esaurito le sue opzioni più efficaci. Questa analisi russa non solo mira a delegittimare l'intervento occidentale, ma anche a sottolineare quella che Mosca percepisce come la debolezza e l'inefficacia delle attuali strategie internazionali, con implicazioni significative per la futura evoluzione del conflitto in Ucraina e per le dinamiche geopolitiche globali.

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