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Saturday, 14 March 2026
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I cani imitano i bambini piccoli nel comportamento di aiuto verso gli umani, rivela uno studio

Una nuova ricerca rivela che i cani possiedono un desiderio

I cani imitano i bambini piccoli nel comportamento di aiuto verso gli umani, rivela uno studio
7DAYES
1 week ago
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Internazionale - Agenzia stampa Ekhbary

I cani imitano i bambini piccoli nel comportamento di aiuto verso gli umani, rivela uno studio

Il complesso legame tra umani e cani ha a lungo affascinato scienziati e proprietari di animali domestici, ma una nuova ricerca sta facendo luce sulla profondità di questa connessione in un modo senza precedenti. Uno studio recente pubblicato sulla stimata rivista *Animal Behaviour* rivela che i cani non solo tentano di 'aiutare' gli umani in situazioni specifiche, ma le loro azioni rispecchiano notevolmente le risposte osservate nei bambini di età compresa tra 18 e 24 mesi. Questa scoperta offre profonde intuizioni sul comportamento sociale intrinseco dei canidi e sulle loro motivazioni apparentemente altruistiche.

Condotta da psicologi dell'Università Eötvös Loránd in Ungheria, la ricerca mirava a confrontare la capacità di comportamento prosociale tra umani, gatti e cani. Il comportamento prosociale è definito come qualsiasi azione intesa a beneficiare un altro senza l'aspettativa di una ricompensa diretta o di una compensazione. Questo tipo di interazione va oltre l'interesse personale, servendo come un potente indicatore di empatia e di desiderio di cooperazione all'interno di una struttura sociale.

L'allestimento sperimentale era elegantemente semplice ma estremamente perspicace. A un genitore di un bambino piccolo, o a un proprietario di un gatto o di un cane, è stato chiesto di cercare un oggetto nascosto in bella vista del proprio figlio o animale domestico. Fondamentalmente, il caregiver non ha mai chiesto assistenza direttamente, cercando invece l'obiettivo da solo. I ricercatori hanno quindi osservato attentamente se l'animale domestico o il bambino di 18-24 mesi prendessero spontaneamente l'iniziativa di indirizzare l'adulto verso la posizione dell'oggetto. Esempi di tali segnali di aiuto includevano il guardare avanti e indietro tra l'obiettivo e il caregiver, l'avvicinarsi all'oggetto o persino il recuperarlo da soli.

I risultati hanno confermato le conoscenze esistenti sulle tendenze prosociali dei bambini. «Era già noto che i bambini aiutavano gli altri a questa età. Il fatto che si siano comportati in modo simile a quanto riportato in studi precedenti ha confermato che il nostro metodo e l'allestimento sperimentale erano adatti per misurare il comportamento prosociale», ha dichiarato la co-autrice dello studio Melitta Csepregi, sottolineando la validità del loro progetto sperimentale.

La rivelazione veramente sorprendente, tuttavia, è arrivata dai partecipanti canini. Csepregi e i suoi colleghi sono rimasti sbalorditi nello scoprire che oltre il 75% sia dei bambini che dei cani ha risposto in modo simile allo scenario dell'oggetto nascosto. Csepregi ha elaborato: «[Questo suggerisce] una forte motivazione ad aiutare, nonostante non siano addestrati, non ricevano alcuna ricompensa e l'oggetto nascosto, una spugna per lavare i piatti, sia per loro irrilevante». Questo risultato è particolarmente significativo perché suggerisce un impulso innato ad aiutare nei cani, che trascende i comportamenti appresi o l'anticipazione di un guadagno materiale, indicando un profondo livello di connessione sociale ed empatia.

In netto contrasto, i gatti non hanno ottenuto risultati altrettanto buoni nell'esperimento. Sebbene abbiano dimostrato un chiaro interesse per la situazione che si stava svolgendo, hanno «raramente aiutato». Questo comportamento è cambiato solo durante una prova di controllo, quando l'oggetto oscurato era qualcosa che desideravano, come un bocconcino o un giocattolo. Ciò suggerisce che il comportamento di aiuto felino, quando si verifica, è spesso guidato da un immediato interesse personale piuttosto che da un impulso altruistico, allineandosi con il loro background evolutivo più solitario.

Le distinte differenze osservate tra cani e gatti sono probabilmente radicate nelle loro divergenti storie evolutive con gli umani. I cani sono animali intrinsecamente altamente sociali che hanno trascorso millenni imparando a coesistere con le persone in scenari reciprocamente vantaggiosi. Questo lungo viaggio co-evolutivo ha favorito la loro capacità di cooperazione ed empatia. Al contrario, gli antenati dei gatti domestici di oggi erano creature naturalmente solitarie che cercavano principalmente la compagnia umana per benefici diretti come cibo, protezione e riparo, portando a una dinamica relazionale più indipendente e transazionale.

Gli autori dello studio sottolineano che i loro risultati non sono un'accusa contro i felini. Non è che i gatti non si preoccupino; piuttosto, la loro indipendenza spesso li porta a rimanere in disparte a meno che non ci sia una chiara ragione, di auto-interesse, per intervenire. In definitiva, questa ricerca aggiunge uno strato affascinante alla nostra comprensione delle complesse e spesso profonde relazioni che condividiamo con i nostri animali da compagnia, ricordandoci che, indipendentemente dalla specie, la capacità di connessione e benessere reciproco è profondamente radicata.

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