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Wednesday, 04 February 2026
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Svelare antichi segreti e innovazioni future: una rassegna scientifica

Dalle misteriose origini di Stonehenge alla robotica bio-isp

Svelare antichi segreti e innovazioni future: una rassegna scientifica
Matrix Bot
1 day ago
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Globale - Agenzia stampa Ekhbary

Svelare antichi segreti e innovazioni future: una rassegna scientifica

Il vasto panorama dell'indagine scientifica produce costantemente scoperte affascinanti, eppure il puro volume spesso significa che molti progressi degni di nota rimangono poco esposti. Questo mese, l'Agenzia stampa Ekhbary porta alla luce due storie particolarmente avvincenti che illuminano sia l'antico passato dell'umanità che il potenziale di tecnologie future rivoluzionarie. Dalla risoluzione di uno dei misteri archeologici più duraturi – il trasporto delle colossali pietre di Stonehenge – all'ingegneria di ali robotiche avanzate ispirate ai saltatori più agili della natura, queste intuizioni sottolineano l'incessante ricerca della conoscenza in diversi campi scientifici.

Stonehenge: Nuove prove consolidano l'ingegno umano rispetto alla deriva glaciale

Stonehenge, il monumento preistorico sulla pianura di Salisbury nel Wiltshire, in Inghilterra, ha affascinato storici, archeologi e turisti per secoli. La sua struttura megalitica, costruita con sarsen e bluestone, presenta un enigma duraturo: come furono trasportate queste massicce pietre, alcune pesanti fino a 25 tonnellate, nella loro posizione attuale, soprattutto considerando che molte provenivano da centinaia di chilometri di distanza in Galles e nel nord della Scozia?

Per decenni, due teorie principali si sono contese l'accettazione. Una postula che potenti ghiacciai dell'era del Pleistocene abbiano giocato un ruolo significativo, spostando le bluestone almeno in parte dalle loro cave gallesi alla pianura di Salisbury. L'alternativa, e probabilmente più impegnativa, teoria suggerisce che gli antichi esseri umani, con ingegno e immenso sforzo, intrapresero il compito arduo da soli. Sebbene la teoria del "trasporto umano" abbia guadagnato crescente attenzione, prove scientifiche conclusive sono rimaste sfuggenti – fino ad ora.

Ricercatori della Curtin University in Australia hanno recentemente pubblicato quella che viene salutata come la più forte prova scientifica fino ad oggi a sostegno dell'ipotesi del trasporto umano. In un articolo rivoluzionario pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, il professor Anthony Clarke e il suo team descrivono in dettaglio la loro meticolosa indagine sulle origini geologiche delle pietre di Stonehenge. Il loro lavoro si basa su scoperte precedenti, inclusa la loro scoperta nel 2024 che la Pietra dell'Altare di Stonehenge, precedentemente ritenuta provenire dal Galles, in realtà proveniva dalla lontana regione delle Orcadi, nell'estremo angolo nord-orientale della Scozia.

L'ultima ricerca ha impiegato sofisticate tecniche di "impronta minerale", concentrandosi su centinaia di cristalli di zircone meticolosamente raccolti dai sedimenti fluviali vicino al monumento storico. La premessa era elegantemente semplice: se i ghiacciai avessero trasportato le pietre da più a nord, queste masse di ghiaccio in movimento avrebbero lasciato una distinta firma minerale nel sedimento man mano che le rocce si erodevano nel tempo. Crucialmente, il team di Clarke non ha trovato alcuna firma di sedimenti glaciali dell'era del Pleistocene. Questa assenza di prove di attività glaciale rafforza significativamente l'argomento secondo cui gli esseri umani furono i principali agenti di trasporto, orchestrando un'impresa di ingegneria e logistica che continua a stupire gli osservatori moderni. Sebbene i metodi precisi di trasporto – via terra, acqua o una combinazione – richiedano ancora ulteriori indagini, questo studio fornisce una potente nuova base per comprendere le capacità dei nostri antichi antenati.

Robotica bio-ispirata: le cavallette aprono la strada a macchine miniaturizzate agili

In un regno distinto ma altrettanto avvincente di esplorazione scientifica, i ricercatori della Princeton University si sono rivolti al mondo naturale per l'ispirazione, in particolare alla notevole locomozione della comune cavalletta. Note per i loro prodigiosi salti, le cavallette sono anche abili nel battere le ali, saltare e planare, passando senza soluzione di continuità tra il movimento terrestre e aereo. Questa agilità multimodale ha affascinato a lungo gli scienziati e ora detiene la chiave per lo sviluppo di una nuova generazione di robot in miniatura.

Come dettagliato in un recente articolo pubblicato nel Journal of the Royal Society Interface, il team di Princeton ha ideato un nuovo approccio alla costruzione di ali robotiche studiando meticolosamente l'anatomia e la biomeccanica della cavalletta. La loro ricerca si è concentrata sui due distinti set di ali dell'insetto: le ali anteriori, che servono principalmente per la protezione e il camuffamento, e le ali posteriori, che sono cruciali per il battito attivo e la planata. Una caratteristica strutturale chiave delle ali posteriori è il loro design corrugato, che consente loro di ripiegarsi efficientemente nel corpo dell'insetto quando non in uso.

Per svelare i segreti del loro volo, gli scienziati hanno impiegato tecniche di imaging avanzate, inclusa la TAC, per catturare l'intricata geometria tridimensionale delle ali di cavalletta. Queste scansioni hanno quindi informato la creazione di vari modelli di ali stampati in 3D. Ogni variante è stata rigorosamente testata in un canale d'acqua, un ambiente controllato che ha permesso ai ricercatori di studiare con precisione come il fluido scorreva attorno all'ala. Isolando le caratteristiche chiave come la forma complessiva di un'ala, i suoi schemi di corrugazione e la sua flessibilità, il team ha potuto capire come questi elementi influenzassero collettivamente le prestazioni aerodinamiche.

Le intuizioni acquisite da questi esperimenti sono state quindi applicate per affinare i loro progetti. Le ali robotiche perfezionate sono state successivamente stampate e attaccate a piccoli telai leggeri, culminando nella creazione di alianti delle dimensioni di una cavalletta. Questo lavoro pionieristico getta le basi per lo sviluppo di robot miniaturizzati capaci di agilità senza precedenti e tempi di volo estesi, rivoluzionando potenzialmente campi che vanno dal monitoraggio ambientale alle operazioni di ricerca e salvataggio. La capacità di passare senza sforzo tra salto, planata e battito, proprio come le loro controparti biologiche, potrebbe sbloccare possibilità completamente nuove per macchine autonome che operano in ambienti complessi e vari.

Tag: # Stonehenge # trasporto pietre antiche # robotica cavalletta # robotica bio-ispirata # scoperta archeologica