Ekhbary
Monday, 02 February 2026
Breaking
avail_in_lang: English Deutsch

Guerra della 'Mafia Cinese' in Italia: Scontro Violento nel Cuore del Fast Fashion

Dalle fabbriche tessili toscane alle strade di Roma, un conf

Guerra della 'Mafia Cinese' in Italia: Scontro Violento nel Cuore del Fast Fashion
Matrix Bot
1 day ago
63

Italia - Agenzia stampa Ekhbary

Guerra della 'Mafia Cinese' in Italia: Scontro Violento nel Cuore del Fast Fashion

La tranquilla facciata della rinomata industria della moda italiana viene frantumata da una brutale realtà: una violenta guerra tra bande all'interno di sindacati criminali cinesi d'oltremare, sempre più definiti come la "mafia cinese". Questo conflitto, caratterizzato da omicidi, tentati assassinii, incendi dolosi ed estorsioni, è drammaticamente escalato negli ultimi tempi, spostandosi dai cuori industriali della Toscana alle vivaci strade di Roma. Il recente duplice omicidio di Zhang Dayong e Gong Xiaoqing nel quartiere Pigneto di Roma funge da cupida testimonianza della letale posta in gioco in questa lotta sotterranea per il controllo di un impero multimiliardario del fast fashion.

La agghiacciante scena si è svolta in una tarda serata di aprile. Mentre Zhang Dayong, 53 anni, e Gong Xiaoqing, 38 anni, facevano ritorno alla loro residenza romana, un attentatore era in agguato. Almeno sei colpi sono stati sparati, colpendo fatalmente le vittime alla testa. Le riprese di sorveglianza hanno catturato l'esito: un corpo riverso vicino all'entrata di un condominio, coperta di graffiti, presto avvolto da una scintillante coperta termica d'emergenza. Il movente dietro questa brutale esecuzione rimane avvolto nel mistero, con l'assassino svanito nella notte, ancora a piede libero. Tuttavia, gli investigatori sono convinti di una sinistra certezza: l'angolo desolato di Roma, fiancheggiato dagli imponenti pilastri di cemento di una sopraelevata e dal ritmico clangore dei binari del tram, è stato il palcoscenico di un omicidio di stampo mafioso meticolosamente pianificato.

Questo scioccante evento ha riportato il concetto di "mafia" nella coscienza pubblica italiana. Tuttavia, la discussione non è incentrata sulle familiari famiglie mafiose italiane come Cosa Nostra, la Camorra o la 'Ndrangheta. Al contrario, l'attenzione si è spostata sul crescente potere e influenza di gruppi criminali originari delle comunità cinesi d'oltremare. La "mafia cinese" è ora ampiamente sospettata di orchestrare questa ondata di violenza, che ha visto una preoccupante escalation di aggressioni fisiche e incendi dolosi mirati alle comunità cinesi in tutta Europa nell'ultimo anno, in particolare dal 2024.

Le radici di questo conflitto violento, tuttavia, non si trovano nella capitale, bensì in una cittadina apparentemente modesta della Toscana: Prato. Luca Tescaroli, procuratore capo di Prato, una città intrisa di storia medievale e dimora di quasi 200.000 abitanti, è acutamente consapevole della crisi in peggioramento. Un procuratore esperto con occhi penetranti, Tescaroli ricopre la sua attuale carica da poco più di un anno. Eppure, in questo breve periodo, ha assistito a un livello di attività criminale che metterebbe alla prova colleghi con carriere ben più lunghe. Al suo arrivo, il conflitto è esploso proprio all'interno della sua giurisdizione, rivelando i problemi profondamente radicati che affliggono l'industria dominante della regione.

Prato è unica in Italia per la sua significativa popolazione cinese, stimata intorno ai 32.000 residenti, sebbene il numero reale sia probabilmente più alto. Fin dal XIX secolo, la città è stata un centro nevralgico per l'industria tessile europea. Tuttavia, l'avvento della globalizzazione alla fine degli anni '90 ha fatto precipitare Prato in una crisi economica. In risposta, migliaia di persone provenienti dalla Cina hanno iniziato a migrare verso la città, occupando le fabbriche dismesse e rivitalizzando il panorama industriale. Prevalentemente, questi nuovi arrivati provenivano da Wenzhou, una città nella provincia meridionale cinese dello Zhejiang, rinomata per il suo resiliente spirito imprenditoriale, un tratto che era sopravvissuto persino ai turbolenti anni della Rivoluzione Culturale.

Spinti dalle aspirazioni di prosperità economica e ispirati dalla graduale apertura della Cina al mercato globale, migliaia di imprenditori di Wenzhou hanno intrapreso il loro viaggio verso l'Italia a partire dagli anni '80. A Prato, non solo hanno evitato il collasso economico, ma hanno anche creato quello che è diventato il più grande polo europeo del fast fashion. Questo settore prospera sulla rapida produzione di abbigliamento a basso costo e di tendenza, spesso recante la prestigiosa etichetta "Made in Italy". Il comune locale stima che il suo settore della moda e del tessile generi circa 2 miliardi di euro all'anno solo dalle esportazioni, con la maggior parte di queste aziende di moda ora di proprietà cinese. Questo successo economico, tuttavia, ha generato un lato oscuro, caratterizzato da una feroce competizione e da una spietata lotta per il dominio.

"All'interno della comunità cinese, un conflitto tra imprenditori criminali rivali è scoppiato nel giugno 2024, includendo omicidi, tentati omicidi, incendi dolosi ed estorsioni," ha affermato Tescaroli, sottolineando la gravità della situazione. "La guerra è iniziata a Prato, ma ha ora raggiunto una dimensione nazionale e persino internazionale." Le vittime del duplice omicidio di Roma si ritiene siano direttamente collegate a questa guerra in escalation. Zhang Dayong, in particolare, si pensa fosse una figura chiave, potenzialmente il braccio destro di un famigerato presunto leader della malavita cinese, identificato in alcuni rapporti come Zhang Naizhong, il presunto "capo di tutti i capi".

Le dinamiche di questa "guerra del fast fashion" sono complesse, intrecciando operazioni commerciali legittime con imprese criminali. Si presume che molte delle fabbriche di fast fashion a Prato operino sotto un velo di legalità mentre contemporaneamente servono da copertura per attività illecite, tra cui traffico di esseri umani, riciclaggio di denaro ed estorsione. L'intensa pressione per produrre rapidamente abiti a basso costo porta spesso allo sfruttamento di lavoratori migranti non documentati, sottoposti a orari massacranti e condizioni di lavoro substandard per salari miseri. Questo modello di sfruttamento è il fondamento su cui è stato costruito l'impero del fast fashion "Made in Italy" a Prato, creando un'immensa ricchezza per pochi eletti, pur alimentando un clima di disperazione e vulnerabilità.

Il conflitto è presumibilmente guidato da dispute territoriali, quote di mercato e controllo dei flussi di entrate illecite. Fazioni rivali, spesso provenienti da diverse città o regioni della Cina, lottano per il dominio, impiegando tattiche che rispecchiano quelle delle organizzazioni mafiose tradizionali. La violenza non è semplicemente un sottoprodotto di dispute commerciali; è uno strumento utilizzato per intimidire i rivali, imporre il controllo e proiettare potere all'interno della comunità. Le autorità affrontano una sfida formidabile nel districare la complessa rete di imprese legittime, reti criminali e lo sfruttamento di lavoratori vulnerabili che definisce questo oscuro mondo sotterraneo.

Mentre la guerra della "mafia cinese" continua a infuriare, le sue implicazioni si estendono ben oltre la comunità cinese in Italia. Solleva questioni critiche sulla supervisione delle catene di approvvigionamento internazionali, sullo sfruttamento del lavoro nell'economia globalizzata e sulla natura in evoluzione della criminalità organizzata. L'etichetta "Made in Italy", un tempo simbolo di qualità e artigianalità, è ora macchiata dalla violenza e dallo sfruttamento che alimentano la sua componente di fast fashion. La sfida per le autorità italiane è immensa: smantellare queste imprese criminali, proteggere i lavoratori vulnerabili e ripristinare l'integrità di un settore vitale dell'economia italiana, il tutto navigando nelle complessità di un mondo globalizzato dove i confini tra affari legittimi e criminalità organizzata sono sempre più sfumati.

Tag: # fast fashion # mafia cinese # criminalità organizzata # Italia # Prato # industria tessile # sfruttamento # traffico di esseri umani # riciclaggio di denaro # Roma # Wenzhou # Luca Tescaroli # Zhang Dayong # Gong Xiaoqing