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Sunday, 01 February 2026
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Burkina Faso: La Giunta Militare Scioglie Tutti i Partiti Politici

Una decisione drastica mira a 'ricostruire lo stato' dopo an

Burkina Faso: La Giunta Militare Scioglie Tutti i Partiti Politici
Ekhbary Editor
1 day ago
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Burkina Faso - Agenzia stampa Ekhbary

Burkina Faso: La Giunta Militare Scioglie Tutti i Partiti Politici

Ouagadougou, Burkina Faso – In una mossa che segna un punto di svolta significativo per il panorama politico del Burkina Faso, la giunta militare al potere ha annunciato giovedì lo scioglimento di tutti i partiti politici attivi nel paese. Questa decisione drastica, formalizzata tramite un decreto governativo, arriva in un momento di crescente instabilità e di strette sulla libertà politica sotto la guida del Capitano Ibrahim Traoré, salito al potere nel settembre 2022 attraverso un colpo di stato.

Le autorità hanno giustificato questa misura affermando che la "proliferazione di partiti politici ha portato ad abusi, alimentato divisioni tra i cittadini e indebolito il tessuto sociale". Secondo quanto emerso dai verbali del consiglio dei ministri, un disegno di legge volto ad abrogare gli statuti dei partiti, le norme sul finanziamento e la figura del leader dell'opposizione sarà presto sottoposto all'esame del Consiglio di Transizione, l'organo legislativo provvisorio. Un aspetto cruciale di questo scioglimento è che tutti i beni appartenenti ai partiti politici disciolti saranno trasferiti allo stato, una disposizione che potrebbe generare notevoli implicazioni finanziarie e legali.

Prima del colpo di stato del 2022, il Burkina Faso vantava un panorama politico relativamente vivace, con oltre 100 partiti politici registrati. Nelle elezioni del 2020, quindici di questi partiti erano riusciti ad assicurarsi rappresentanza parlamentare, testimoniando una certa diversità politica, almeno sulla carta. Tuttavia, la presa di potere della giunta guidata da Traoré ha segnato un cambiamento radicale, con una politica di repressione del dissenso sempre più marcata. Le restrizioni sull'attività politica non sono una novità: i partiti erano già stati precedentemente banditi dal tenere eventi pubblici, sebbene fosse ancora loro consentito operare internamente.

Il Ministro dell'Interno, Emile Zerbo, ha sottolineato che la decisione di porre fine a ogni attività politica è parte integrante di uno sforzo più ampio volto a "ricostruire lo stato". Zerbo ha descritto il sistema multipartitico precedente come afflitto da "abusi diffusi e disfunzioni", sostenendo che queste problematiche abbiano minato la stabilità e l'efficacia delle istituzioni statali. L'obiettivo dichiarato è quello di creare un ambiente politico più ordinato e funzionale, libero dalle presunte influenze divisive e corruttive che, secondo il governo, caratterizzavano la politica tradizionale.

Il contesto in cui avviene questo scioglimento è cruciale per comprenderne le implicazioni. Il Burkina Faso è stato teatro di una profonda crisi di sicurezza, con la crescita esponenziale di gruppi jihadisti affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico che controllano vaste aree del paese, specialmente nelle regioni settentrionali e orientali. Questa insicurezza ha provocato milioni di sfollati interni e ha esacerbato le tensioni sociali ed economiche. In questo scenario, la giunta militare ha spesso invocato la necessità di misure eccezionali per affrontare le sfide interne, inclusa la lotta al terrorismo e la stabilizzazione del paese.

La figura di Ibrahim Traoré è centrale in questa narrazione. Egli è emerso come leader dopo un secondo colpo di stato nel settembre 2022, che ha deposto il colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba, il quale aveva governato per soli nove mesi. Damiba, a sua volta, era salito al potere con un colpo di stato nel gennaio 2022, promettendo di migliorare la sicurezza. La rapida successione di leader militari ha evidenziato la fragilità delle istituzioni civili e la persistente influenza dell'esercito nella politica nazionale. La recente estradizione di Damiba dal Togo, dove si trovava in esilio e da cui era stato accusato dalla giunta attuale di tramare colpi di stato, aggiunge un ulteriore livello di complessità alla dinamica del potere all'interno delle forze armate burkinabé.

L'abolizione dei partiti politici solleva interrogativi fondamentali sulla traiettoria democratica del Burkina Faso. Mentre la giunta sostiene che queste misure siano necessarie per ripristinare l'ordine e combattere la corruzione e la divisione, critici e organizzazioni internazionali per i diritti umani esprimono preoccupazione per la restrizione delle libertà civili e politiche. La storia recente dell'Africa occidentale è costellata di transizioni militari che, pur promettendo stabilità, hanno spesso portato a regimi autoritari e a un ulteriore deterioramento delle condizioni di vita per la popolazione. Il Burkina Faso non fa eccezione, con la sospensione della costituzione e la dissoluzione di organi democratici che avevano già caratterizzato la presa di potere di Traoré.

L'analisi delle motivazioni addotte dalla giunta rivela una critica profonda al sistema politico precedente. L'accusa di "proliferazione" dei partiti suggerisce un giudizio negativo sulla frammentazione politica e sulla potenziale inefficacia dei governi che ne derivavano. La menzione di "abusi" e "divisioni" punta il dito contro pratiche politiche ritenute dannose per l'unità nazionale. Tuttavia, la decisione di eliminare completamente i partiti politici, piuttosto che riformare il sistema elettorale o promuovere una maggiore responsabilità dei politici, appare come una soluzione radicale che potrebbe soffocare il dibattito pubblico e impedire l'espressione di diverse opinioni politiche.

Le conseguenze pratiche dello scioglimento dei partiti saranno significative. La gestione dei beni confiscati potrebbe diventare una fonte di contesa e potenziali corruzioni. Inoltre, la privazione ai cittadini della possibilità di organizzarsi politicamente attraverso partiti registrati potrebbe portare a forme di dissenso più clandestine e potenzialmente più difficili da gestire per il governo. La questione di chi deciderà il futuro politico del paese, ora che i principali attori politici tradizionali sono stati messi a tacere, rimane aperta. Il Consiglio di Transizione, composto in gran parte da figure nominate dalla giunta o da rappresentanti della società civile allineati con il regime, potrebbe avere un ruolo limitato nel garantire un dibattito politico genuino.

Nel frattempo, la comunità internazionale osserva con attenzione gli sviluppi. Le democrazie occidentali, che hanno spesso condannato i colpi di stato militari in Africa, si trovano di fronte a un dilemma: come reagire a un governo che, pur operando in un contesto di grave crisi, sta smantellando le fondamenta di un sistema politico democratico? Le sanzioni o l'isolamento diplomatico potrebbero peggiorare la situazione umanitaria e di sicurezza, mentre un'eccessiva tolleranza potrebbe incoraggiare ulteriori derive autoritarie nella regione.

La retorica di "ricostruzione dello stato" utilizzata dal Ministro Zerbo suggerisce una visione di lungo termine in cui la politica partitica tradizionale è vista come un ostacolo alla riedificazione nazionale. Questo approccio, tuttavia, rischia di ignorare il ruolo vitale che i partiti politici svolgono nel canalizzare le aspirazioni dei cittadini, nel fornire un quadro per il dibattito pubblico e nel garantire un meccanismo di alternanza al potere. Senza questi strumenti, il rischio è quello di creare un vuoto politico che potrebbe essere riempito da altre forme di potere, non necessariamente più democratiche o efficaci.

La storia del Burkina Faso, segnata da instabilità politica e colpi di stato, suggerisce che le soluzioni autoritarie raramente portano a una pace e prosperità durature. La decisione di sciogliere tutti i partiti politici rappresenta un capitolo oscuro in questa storia, sollevando serie preoccupazioni per il futuro della governance e dei diritti umani nel paese. La speranza è che, nonostante queste misure restrittive, possano emergere meccanismi che permettano ai cittadini burkinabé di esprimere le proprie opinioni e partecipare alla vita politica del loro paese in modo significativo e sicuro.