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Monday, 13 July 2026
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Il Senegal inasprisce la legge anti-LGBTQ+: repressione crescente e profonde ripercussioni

La nuova legislazione raddoppia le pene e intensifica la rep

Il Senegal inasprisce la legge anti-LGBTQ+: repressione crescente e profonde ripercussioni
عبد الفتاح يوسف
2026-03-13 08:35
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Senegal - Agenzia stampa Ekhbary

Il Senegal inasprisce la legge anti-LGBTQ+: repressione crescente e profonde ripercussioni

Il Senegal è alle prese con un'ondata di preoccupazioni sociali e legali a seguito della recente adozione di una legislazione che rafforza in modo significativo le sanzioni contro gli atti omosessuali. Questa nuova legge, votata dall'Assemblea nazionale, raddoppia le pene detentive per le relazioni omosessuali, portandole da cinque a dieci anni, e introduce anche disposizioni penali che mirano alla promozione e al finanziamento dell'omosessualità. Questa escalation legislativa avviene in un clima di crescenti tensioni e regolari mobilitazioni omofobe, esacerbando la vulnerabilità delle persone LGBTQ+ in tutto il paese.

La realtà quotidiana per molti senegalesi è diventata insostenibile. Testimonianze toccanti illustrano l'urgenza della situazione. Ousmane (un nome fittizio), un uomo sulla trentina, ha raccontato a Le Monde Afrique di essere fuggito dalla sua casa il 20 febbraio scorso, costretto a vivere nascosto dopo che il suo orientamento sessuale era stato scoperto dai suoi vicini. "Sono pietrificato," ha confidato, "Se l'informazione circola, rischio di essere picchiato e arrestato, o arrestato e poi picchiato. Non vedo altra soluzione che partire all'estero appena posso." La sua storia non è isolata; è emblematica di un'esplosione di ostilità, denunce, estorsioni e aggressioni che prendono di mira individui omosessuali o sospettati di esserlo, come sottolineato anche da Le Monde Afrique.

La nuova legge, riportata da Seneweb, non si limita a inasprire le pene; mira anche a regolare le denunce. Prevede di punire chiunque si dedichi a una "denuncia abusiva fatta in mala fede" contro presunti omosessuali. Una clausola destinata a limitare gli abusi, ma la cui efficacia deve ancora essere dimostrata in un ambiente in cui il sospetto e la paura sono onnipresenti. Paradossalmente, l'opposizione parlamentare, sebbene ultra-minoritaria, ha votato contro il testo, non per preoccupazione per i diritti LGBTQ+, ma perché riteneva la legge non abbastanza repressiva, chiedendo addirittura una criminalizzazione più esplicita dell'omosessualità.

Secondo un'analisi di Jeune Afrique, questo inasprimento legislativo si inserisce in una duplice dinamica. Da un lato, è fortemente intriso di sovranismo, una corrente ideologica cara al partito al potere, i Patrioti africani del Senegal per il lavoro, l'etica e la fraternità (Pastef). Di fronte a un Occidente spesso percepito come troppo permissivo o "depravato", questa legge è presentata come un'affermazione dei valori tradizionali senegalesi, profondamente radicati nell'Islam e nel Cattolicesimo. Il Codice Penale, senza mai pronunciare esplicitamente la parola "omosessualità", reprime gli "atti contro natura", una formulazione che, secondo il disegno di legge, include "l'atto sessuale tra persone dello stesso sesso", ma anche "l'atto sessuale con un cadavere" e "l'atto sessuale con un animale". Questa associazione colloca l'omosessualità accanto alla necrofilia e alla zoofilia, rafforzando uno stigma già pesante.

L'altro aspetto cruciale, sempre secondo Jeune Afrique, è storico. L'idea che questa legislazione rappresenterebbe un'ondata identitaria puramente africana è messa in discussione da un'"archeologia giuridica". L'articolo 319 del Codice Penale senegalese, nella sua formulazione attuale e nella sua revisione, si basa su un concetto di «atto contro natura» coniato in Francia molto tempo fa. Questa nozione, scomparsa durante la Rivoluzione francese e riapparsa sotto il regime di Pétain, è caduta in disuso in Francia quasi cinque decenni fa. Si argomenta quindi che non è l'omosessualità che è stata importata dall'Occidente, ma la sua criminalizzazione, una sfumatura storica spesso ignorata nel discorso pubblico.

Il Senegal non è un caso isolato nel continente africano. La tendenza alla criminalizzazione delle persone LGBTQ+ si è accentuata negli ultimi anni. L'Uganda ha promulgato una legge che include la pena di morte per "omosessualità aggravata". Il Mali sotto Assimi Goïta ha criminalizzato l'omosessualità nel novembre 2024, una prima per un paese dove la legge non ne faceva menzione in precedenza. Il Burkina Faso sotto Ibrahim Traoré ha seguito nel settembre 2025 con un testo che prevede da due a cinque anni di prigione. In Ghana, dove gli evangelisti americani sono molto presenti, un progetto di legge che prevede fino a dieci anni di prigione per la "promozione dei diritti LGBT" è in fase di reintroduzione. Tuttavia, alcuni paesi hanno preso la strada opposta, offrendo un barlume di speranza: Mauritius ha depenalizzato l'omosessualità nel 2023 e la Namibia nel 2024. Queste legislazioni progressiste rimangono tuttavia rare eccezioni in un paesaggio continentale sempre più repressivo.

Questo inasprimento legislativo in Senegal, con le sue profonde implicazioni umane e sociali, pone importanti sfide in materia di diritti umani e stabilità sociale. Riflette una complessa battaglia ideologica tra tradizioni percepite, influenze coloniali storiche e pressioni internazionali, lasciando migliaia di cittadini nella paura e nell'incertezza riguardo al loro futuro nel proprio paese.

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