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Monday, 16 February 2026
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La Cina avverte gli Stati Uniti: qualsiasi "complotto" su Taiwan porterebbe allo "scontro"

Pechino inasprisce il tono verso Washington e Tokyo, denunci

La Cina avverte gli Stati Uniti: qualsiasi "complotto" su Taiwan porterebbe allo "scontro"
7DAYES
11 hours ago
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Cina - Agenzia stampa Ekhbary

La Cina avverte gli Stati Uniti: qualsiasi "complotto" su Taiwan porterebbe allo "scontro"

In un contesto geopolitico globale caratterizzato da una moltiplicazione dei focolai di tensione, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha rivolto un avvertimento inequivocabile agli Stati Uniti. Durante una dichiarazione rilasciata questo sabato, il ministro ha affermato che qualsiasi manovra volta a "complotto" per dissociare l'isola di Taiwan dalla Cina provocherebbe "molto probabilmente" uno "scontro" diretto. Questa dichiarazione arriva mentre le relazioni sino-americane rimangono tese, in particolare sulla questione di Taiwan, considerata da Pechino una provincia ribelle destinata a essere riunificata con il continente, anche con la forza se necessario.

La questione di Taiwan è stata al centro delle divergenze tra Cina e Stati Uniti per decenni. Dalla fine della guerra civile cinese nel 1949, che vide i nazionalisti rifugiarsi sull'isola mentre i comunisti prendevano il potere sul continente, Pechino ha mantenuto fermamente il principio di una "Cina unica". Sebbene Washington riconosca diplomaticamente la Repubblica Popolare Cinese, mantiene solidi legami non ufficiali con Taipei e rimane il suo principale fornitore di armi, una situazione percepita dalla Cina come un'ingerenza flagrante nei suoi affari interni e una minaccia alla sua sovranità territoriale.

L'avvertimento di Wang Yi non era rivolto solo a Washington. Il diplomatico cinese ha anche denunciato con veemenza le recenti dichiarazioni del Primo Ministro giapponese, Sanae Takaichi, riguardo alla situazione a Taiwan. Lo scorso novembre, la signora Takaichi aveva lasciato intendere che il Giappone avrebbe potuto intervenire militarmente in caso di attacco all'isola. Queste affermazioni sono state giudicate da Pechino come una grave violazione della sua sovranità e hanno notevolmente irrigidito le relazioni bilaterali tra Cina e Giappone, un altro attore importante nella regione Asia-Pacifico.

Proseguendo il suo discorso, Wang Yi ha tracciato un parallelo storico sorprendente, lodando la Germania per la sua rottura radicale con il nazismo dopo la Seconda Guerra Mondiale, citando al contempo il Giappone come contro-esempio. Ha deplorato che alcuni criminali di guerra siano ancora venerati lì e che "i fantasmi del militarismo" nipponico, responsabile di atrocità indicibili in Asia negli anni '30 e '40, non siano "scomparsi". Questa critica pungente risuona con una dolorosa memoria storica nella regione e sottolinea la percezione cinese di un Giappone che non avrebbe affrontato pienamente il suo passato imperialista.

Il capo della diplomazia cinese ha concluso con un solenne avvertimento rivolto a Tokyo: "Tutte le nazioni amanti della pace dovrebbero rivolgere un avvertimento al Giappone: se vuole tornare indietro e intraprendere questa strada, potrà solo correre verso la sua rovina. Se vuole tentare di nuovo la sorte, allora subirà una sconfitta ancora più rapida e schiacciante." Queste parole, di rara fermezza, sottolineano la gravità con cui Pechino percepisce i movimenti geopolitici attuali nella regione, temendo una rimilitarizzazione del Giappone o un maggiore coinvolgimento negli affari taiwanesi.

In questo complesso balletto diplomatico, dove le potenze regionali e globali competono per l'influenza, la Cina riafferma la sua incrollabile determinazione sulla questione di Taiwan e la sua vigilanza contro ciò che considera risorgimenti nazionalisti o militaristi. L'anno 2026 si preannuncia già come un periodo di grandi sfide per la stabilità dell'Asia-Pacifico, con rischi di confronto accresciuti se le linee rosse percepite da Pechino dovessero essere superate.

Tag: # Cina # Stati Uniti # Taiwan # confronto # Wang Yi # Giappone # Asia-Pacifico # militarismo