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Monday, 02 February 2026
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L'Iran intensifica lo stallo: gli eserciti dell'UE dichiarati gruppi terroristici tra crescenti tensioni con gli Stati Uniti e disordini interni

La mossa di ritorsione di Teheran contro l'Unione Europea co

L'Iran intensifica lo stallo: gli eserciti dell'UE dichiarati gruppi terroristici tra crescenti tensioni con gli Stati Uniti e disordini interni
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1 day ago
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Globale - Agenzia stampa Ekhbary

L'Iran intensifica lo stallo: gli eserciti dell'UE dichiarati gruppi terroristici tra crescenti tensioni con gli Stati Uniti e disordini interni

In una significativa escalation delle tensioni diplomatiche e di sicurezza, il parlamento iraniano ha ufficialmente designato tutte le forze militari dell'Unione Europea come organizzazioni terroristiche. Questa mossa assertiva, annunciata dal Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf, è una ritorsione diretta e energica contro la recente decisione dell'Unione Europea di etichettare il potente Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) dell'Iran come entità terroristica. La dichiarazione sottolinea la risoluta determinazione di Teheran a contrastare ciò che percepisce come un'interferenza straniera ostile, rafforzando ulteriormente un ciclo di sanzioni e designazioni reciproche che rischia di destabilizzare un Medio Oriente già volatile.

L'annuncio parlamentare, fatto di domenica, ha visto i legislatori indossare le uniformi dell'IRGC in una potente dimostrazione di solidarietà simbolica con la forza d'élite. Il Presidente Qalibaf ha criticato con veemenza l'azione dell'UE, affermando che, prendendo di mira le Guardie, che ha descritto come "il più grande ostacolo alla diffusione del terrorismo in Europa", gli europei si erano "sparati sui piedi" e avevano agito contro i propri interessi a causa di "cieca obbedienza agli americani". Ha inoltre indicato che la commissione parlamentare per la sicurezza nazionale discuterà l'espulsione degli addetti militari dei paesi dell'UE, segnalando un potenziale declassamento delle relazioni diplomatiche e dell'impegno militare-militare con le nazioni europee. Questa misura di ritorsione, radicata nell'articolo 7 della legge iraniana sulle contromisure contro la designazione delle Guardie Rivoluzionarie, riflette un divario che si sta approfondendo tra Teheran e le potenze occidentali.

Questo ultimo sviluppo si svolge sullo sfondo di crescenti tensioni tra Iran e Stati Uniti, caratterizzate da un precario equilibrio tra appelli alla diplomazia e minacce militari aperte. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ripetutamente sottolineato la "necessità di stabilire processi diplomatici" per allentare la situazione con Washington. L'agenzia di stampa statale IRNA ha riportato la telefonata di Pezeshkian con il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sissi, dove ha ribadito la posizione dell'Iran secondo cui non ha mai cercato la guerra e crede fermamente che il conflitto non gioverebbe né all'Iran, né agli Stati Uniti, né alla regione più ampia. Facendo eco a questo sentimento, Ali Larijani, segretario generale del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano, ha recentemente dichiarato sui social media che "la formazione di un quadro per i negoziati sta progredendo", sfidando quella che ha definito una "narrativa di guerra mediatica artificialmente fabbricata".

Tuttavia, queste aperture diplomatiche sono giustapposte a un palpabile aumento della postura militare. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, pur riconoscendo che l'Iran "ci sta parlando", ha contemporaneamente accennato a una potenziale azione militare, osservando: "Vedremo se possiamo fare qualcosa, altrimenti vedremo cosa succede... Abbiamo una grande flotta che si dirige lì". Questa dichiarazione di Trump, rilasciata a un'emittente statunitense, è giunta mentre i rapporti confermavano il dispiegamento di diverse navi da guerra statunitensi, inclusa una portaerei a propulsione nucleare, vicino all'Iran. La presenza della USS Abraham Lincoln e di altre navi da guerra nel Mar Arabico ha alimentato i timori di un conflitto imminente, una preoccupazione amplificata dal severo avvertimento del Leader Supremo Ayatollah Ali Khamenei. Il leader di 86 anni ha ammonito che qualsiasi attacco statunitense all'Iran innescherebbe una "guerra regionale" in Medio Oriente, affermando: "Non siamo gli istigatori e non cerchiamo di attaccare nessun paese. Ma la nazione iraniana infliggerà un duro colpo a chiunque la attacchi o la molesti". Queste osservazioni seguono anche limitati attacchi statunitensi a strutture nucleari iraniane l'anno scorso, parte di un breve conflitto israelo-iraniano, aggiungendo al contesto storico degli impegni militari.

Oltre al gioco di scacchi geopolitico, l'Iran sta anche affrontando significative sfide interne. L'Ayatollah Khamenei ha recentemente caratterizzato le proteste antigovernative a livello nazionale, che hanno visto violente repressioni, come un tentato "colpo di stato". Ha accusato i "rivoltosi" di attaccare istituzioni statali, banche, moschee e persino di bruciare il Corano, affermando che il "colpo di stato è stato soppresso". La grave repressione di queste proteste è stata, infatti, il catalizzatore primario per la decisione dell'UE di designare l'IRGC come organizzazione terroristica, evidenziando il legame intricato tra la stabilità interna dell'Iran e le sue relazioni internazionali.

Aggiungendo alle complessità interne, un'esplosione attribuita a una fuga di gas ha scosso un condominio nella città portuale di Bandar Abbas, provocando la tragica morte di una bambina di 4 anni e il ferimento di diverse altre persone. Questo incidente è avvenuto appena un giorno prima di una prevista esercitazione navale iraniana nello Stretto di Hormuz, strategicamente vitale, dove si trova Bandar Abbas, sottolineando la costante corrente sotterranea di incidenti interni e prontezza militare nella regione.

Economicamente, le sanzioni statunitensi continuano a esercitare pressione su Teheran. Il presidente Trump ha recentemente affermato che era stato raggiunto un accordo affinché l'India acquistasse petrolio venezuelano invece di greggio iraniano, una mossa che, se confermata, stringerebbe ulteriormente la morsa sulle esportazioni di petrolio dell'Iran. L'India ha già ridotto significativamente le sue importazioni di petrolio iraniano a causa delle sanzioni statunitensi, rivolgendosi alla Russia per le sue esigenze energetiche, soprattutto dopo che le sanzioni occidentali hanno fatto scendere i prezzi del petrolio russo in seguito all'invasione dell'Ucraina. Mentre Trump aveva precedentemente imposto forti dazi sulle importazioni indiane per scoraggiare gli acquisti di petrolio russo, il Segretario del Tesoro statunitense Scott Bessent ha indicato un potenziale dimezzamento di questi dazi, riconoscendo la ridotta dipendenza dell'India dal petrolio russo. Queste intricate manovre di diplomazia energetica riflettono lo sforzo più ampio di Washington per isolare economicamente l'Iran.

Poiché le richieste degli Stati Uniti e dell'Occidente all'Iran di frenare il suo programma nucleare rimangono un significativo ostacolo, il clima attuale è di estrema cautela. Sia Washington che Teheran esprimono la volontà di parlare, eppure le loro azioni, dai dispiegamenti militari alle designazioni di ritorsione, dipingono un quadro di profonda sfiducia e confronto crescente. La comunità internazionale osserva attentamente, consapevole che qualsiasi passo falso potrebbe innescare un conflitto regionale più ampio con devastanti ripercussioni globali.

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