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Tuesday, 17 February 2026
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Rubio a Monaco tende la mano: 'Siamo legati, vogliamo un'Europa forte'

Il capo della diplomazia USA adotta un tono conciliante, ma

Rubio a Monaco tende la mano: 'Siamo legati, vogliamo un'Europa forte'
7DAYES
4 hours ago
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ROMA - Agenzia stampa Ekhbary

Rubio a Monaco tende la mano: 'Siamo legati, vogliamo un'Europa forte'

ROMA, 14 febbraio 2026, 20:32 CET – In un netto contrasto con le precedenti tensioni diplomatiche, la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco ha assistito ieri a quella che potrebbe essere definita una tregua transatlantica, con Marco Rubio, capo della diplomazia americana, che ha scelto di interpretare il ruolo del 'poliziotto buono'. Nel suo attesissimo – e per certi versi temuto – discorso, Rubio ha modificato significativamente i toni rispetto all'attacco scioccante di JD Vance dello scorso anno. Ha esplicitamente teso una mano al Vecchio Continente, affermando che Washington 'vuole che l'Europa sia forte' perché 'il nostro destino è intrecciato al vostro'. Queste osservazioni miravano a rassicurare i leader europei riuniti in Baviera, sottolineando che gli Stati Uniti 'non cercano di dividere, ma di rivitalizzare l'antica amicizia' transatlantica.

Le parole di Rubio sono state accolte con notevole sollievo, sebbene accompagnato da cautela, dai leader europei. Questi ultimi, in particolare la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, hanno ribadito a Monaco la necessità di proseguire un percorso verso 'un'Europa più indipendente' nella sua sicurezza. Se da una parte il tono era cambiato rispetto a un anno fa, l'essenza della 'musica' americana è rimasta ampiamente coerente. Rubio ha descritto 'l'illusione della fine della storia' dopo la Seconda Guerra Mondiale come il 'peccato originale' che ha portato alle 'derive' tanto care a Donald Trump: 'la visione dogmatica del libero commercio', 'la setta del clima con politiche energetiche che ci hanno impoveriti', e 'la ricerca di un mondo senza confini che ha aperto le porte all'immigrazione di massa'. Tuttavia, questa volta, Rubio non ha puntato il dito direttamente contro le cancellerie europee; ha invece parlato di 'errori che abbiamo fatto insieme', sottolineando che 'abbiamo il dovere nei confronti del nostro popolo di affrontare la realtà'.

Rubio ha chiaramente affermato che 'sotto Donald Trump, gli Stati Uniti vogliono assumere il compito del rinnovamento e della ricostruzione della nostra civiltà', precisando che, sebbene 'siamo pronti a realizzare ciò da soli, è nostra preferenza farlo insieme a voi'. La ricetta rimane quella, familiare, del magnate: difesa delle nazioni, controllo delle frontiere, fine della de-industrializzazione, e una riforma delle Nazioni Unite che, secondo il diplomatico statunitense, 'non hanno avuto alcun ruolo' nel risolvere i conflitti. Questa visione, sebbene presentata con maggiore finezza diplomatica, riflette una continuità nell'agenda che Trump potrebbe perseguire se tornasse al potere.

In un chiaro tentativo di accattivarsi il sentimento europeo, Rubio ha asserito: 'In un'epoca in cui i titoli annunciano la fine dell'era transatlantica, sia chiaro a tutti che questo non è né il nostro obiettivo né il nostro desiderio. Noi saremo sempre figli dell'Europa'. Ha modellato un discorso astuto volto a sfruttare un certo orgoglio europeo, celebrando 'l'esploratore italiano' Cristoforo Colombo, 'le prime colonie fondate dagli inglesi', e gli agricoltori tedeschi 'che trasformarono il Midwest'. Ha anche ricordato i momenti in cui 'siamo morti fianco a fianco sui campi di battaglia da Kapyong a Kandahar'.

Rubio ha concluso il suo intervento affermando: 'Oggi sono qui per chiarire che l'America sta tracciando la strada per un nuovo secolo di prosperità. E che ancora una volta vogliamo farlo insieme a voi, nostri cari alleati e nostri più vecchi amici'. Il discorso è stato accolto da applausi e una standing ovation. 'Non so se ha colto il sospiro di sollievo', ha commentato il presidente dell'MSC Wolfgang Ischinger a Rubio. Il pericolo di uno scenario 'Vance-2' è rientrato, e quella 'frattura' evidenziata da Friedrich Merz venerdì sembrava meno profonda. Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha affermato che 'è stato un discorso positivo' che dimostra come 'le relazioni transatlantiche siano salde'.

Tuttavia, nonostante il cauto ottimismo, la valutazione nei corridoi bavaresi era che, sebbene il diplomatico statunitense fosse certamente più cortese di Vance, non aveva illustrato alcun cambiamento fondamentale nella linea politica dell'amministrazione Trump. Il capo della diplomazia tedesca Johann Wadephul ha osservato: 'È stato un buon inizio' per il futuro, ma 'non abbiamo bisogno di altri consigli'. Così, mentre Volodymyr Zelensky invocava 'unità transatlantica' contro la Russia, l'Europa non ha altra scelta che rimanere prudente e confermare il suo impegno a rafforzare il pilastro europeo della NATO, a vantaggio della propria sicurezza. Questo concetto è stato ribadito per tutta la seconda giornata della Conferenza di Monaco, a partire da Ursula von der Leyen, che ha insistito sulla necessità per l'Europa 'di diventare più indipendente' dalla difesa all'energia. Anche Keir Starmer ha scelto il palco di Monaco per archiviare lo spirito della Brexit – 'non siamo più la Gran Bretagna di quegli anni' – e promuovere 'una NATO più europea'. Ha poi annunciato lo schieramento di portaerei nel Nord Atlantico, inviando un duplice messaggio: rispondere alle richieste americane di sicurezza nell'area e rafforzare la presenza europea in una regione teatro di maggiori tensioni con Washington. Questo sviluppo riflette un più ampio spostamento strategico mentre l'Europa e il Regno Unito cercano di ridefinire i loro ruoli di sicurezza in un mondo che cambia.

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