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Sunday, 01 February 2026
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L'UE intensifica la lotta agli arrivi illegali con una nuova politica migratoria

Bruxelles punta su rimpatri efficaci, accordi con Paesi terz

L'UE intensifica la lotta agli arrivi illegali con una nuova politica migratoria
Ekhbary Editor
2 days ago
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Unione Europea - Agenzia stampa Ekhbary

L'UE intensifica la lotta agli arrivi illegali con una nuova politica migratoria

Bruxelles, Belgio – La Commissione Europea ha delineato un piano ambizioso e più restrittivo per la gestione della migrazione all'interno dell'Unione Europea, ponendo un'enfasi senza precedenti sull'efficienza dei rimpatri dei migranti irregolari. La nuova strategia, presentata giovedì, si fonda sul principio cardine "l'Europa decide chi entra nell'UE", segnalando un cambio di passo volto a riaffermare il controllo sui confini e sui flussi migratori.

In una mossa volta a ridefinire il panorama migratorio del blocco dei 27 Stati membri, la Commissione ha promesso un "nuovo capitolo" nella politica di migrazione e asilo. L'obiettivo primario, secondo quanto dichiarato dal commissario UE per la migrazione, Magnus Brunner, è chiaro: "ridurre i numeri degli arrivi illegali e mantenerli bassi". Brunner ha sottolineato come gli "abusi danno una cattiva reputazione alla migrazione", minando la fiducia pubblica e compromettendo la capacità dell'UE di offrire protezione a chi ne ha veramente bisogno e di attrarre talenti.

Questa iniziativa arriva in un momento di crescente pressione politica sull'UE per adottare misure più severe contro l'immigrazione clandestina. Nonostante una diminuzione di oltre un quarto degli arrivi irregolari nel 2025, la percezione pubblica e le richieste di maggiore sicurezza continuano a spingere verso un inasprimento delle politiche. La Commissione mira a presentare un quadro normativo "equo ma fermo", che affermi con decisione il potere decisionale dell'Europa riguardo agli ingressi e alle condizioni di permanenza.

La strategia pluriennale, che si estende per cinque anni, si articola su diversi fronti. In primo luogo, la prevenzione dell'immigrazione illegale e il contrasto al traffico di esseri umani sono in cima all'agenda. Parallelamente, l'UE intende offrire opportunità di asilo, ma con un occhio di riguardo alla "prevenzione degli abusi del sistema". Questo duplice approccio mira a garantire che il sistema di asilo rimanga credibile e sostenibile, evitando che venga sfruttato da chi non ne ha diritto.

Un elemento distintivo della nuova politica è l'enfasi posta sull'attrazione di talenti migratori per stimolare l'economia europea. La Commissione ha evidenziato le attese carenze di manodopera in "molti settori chiave" all'interno del blocco. Per affrontare questa sfida, l'UE aspira a diventare "il luogo più attraente nella corsa globale per i talenti". A tal fine, sono previste semplificazioni e accelerazioni delle procedure per attrarre le competenze necessarie, inclusi il riconoscimento e la validazione delle qualifiche professionali.

Tuttavia, il nodo cruciale della politica migratoria europea rimane la questione dei rimpatri. I dati evidenziano una criticità allarmante: solo circa un quarto dei migranti a cui è stato ordinato di lasciare il Paese effettivamente ritorna nella propria nazione d'origine. La Commissione ha definito "urgente" aumentare l'efficacia del sistema di rimpatrio, definendolo "indispensabile per il buon funzionamento e la credibilità del nostro sistema di migrazione e asilo". L'efficacia dei rimpatri è vista come un pilastro fondamentale per mantenere la fiducia dei cittadini e la coerenza delle politiche migratorie.

Per raggiungere questi obiettivi, la Commissione sta introducendo il concetto innovativo di "return hubs", centri che verrebbero stabiliti al di fuori dei confini dell'UE. Questi hub dovrebbero facilitare e coordinare il processo di rimpatrio dei migranti respinti o a cui è stato negato l'asilo. La mossa suggerisce una volontà di esternalizzare parte della gestione dei rimpatri, aumentando la pressione sui Paesi terzi affinché collaborino nel riammettere i propri cittadini.

In quest'ottica, l'UE si dichiara pronta ad esercitare pressioni sui Paesi partner per la riammissione dei richiedenti asilo respinti, minacciando sanzioni per coloro che non cooperano. Già sono stati stretti o sono in fase di negoziazione accordi con nazioni come Tunisia, Mauritania, Egitto e Marocco, volte a controllare i flussi migratori verso l'Europa. In cambio della loro collaborazione nel contenimento delle partenze e nella riammissione dei propri cittadini, questi Paesi riceverebbero aiuti economici e investimenti.

Questa politica di esternalizzazione e di condizionalità degli aiuti, tuttavia, non è esente da critiche. Amnesty International, una delle principali ONG per i diritti umani, ha definito l'approccio dell'UE "viziato". L'organizzazione avverte che una maggiore dipendenza dai "Paesi terzi" potrebbe rendere l'UE "complice di qualsiasi violazione dei diritti umani che ne possa derivare". Il timore è che, nel tentativo di esternalizzare la gestione dei migranti, l'UE possa chiudere un occhio sulle condizioni e sul trattamento riservato ai migranti in questi Paesi partner, delegando responsabilità che dovrebbero rimanere sotto il suo diretto controllo.

L'UE si trova quindi a bilanciare la necessità di gestire in modo più efficace e controllato i flussi migratori, rispondendo alle preoccupazioni interne, con l'impegno a rispettare i diritti umani fondamentali e le convenzioni internazionali. La nuova politica mira a creare un sistema più robusto e credibile, ma la sua attuazione, soprattutto per quanto riguarda la cooperazione con i Paesi terzi e l'efficacia dei rimpatri, richiederà un monitoraggio attento e un costante dialogo, anche con le organizzazioni della società civile, per assicurare che i principi di umanità e legalità non vengano compromessi.

La Commissione Europea è consapevole che la migrazione è una questione complessa che richiede un approccio multilivello. Oltre al controllo dei flussi in entrata e ai rimpatri, la strategia include anche la gestione delle migrazioni legali per lavoro. Il riconoscimento delle competenze e la semplificazione delle procedure per i lavoratori qualificati sono visti come strumenti essenziali per affrontare le sfide demografiche e economiche che l'Europa si trova ad affrontare. L'obiettivo è quello di creare un sistema migratorio che sia non solo sicuro e controllato, ma anche un motore di crescita e prosperità per l'Unione Europea.

Il successo di questa nuova politica dipenderà dalla capacità dell'UE di implementare in modo coordinato le diverse misure, di costruire partnership solide e affidabili con i Paesi terzi e di mantenere un equilibrio tra sicurezza, solidarietà e rispetto dei diritti umani. La strada tracciata dalla Commissione Europea segna un punto di svolta, ma le sfide sul campo rimangono significative e richiederanno una costante vigilanza e adattamento.