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Monday, 02 February 2026
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John Bolton: "Abbiamo Superato il Picco di Trump"

L'ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale USA analizza la

John Bolton: "Abbiamo Superato il Picco di Trump"
Ekhbary Editor
2 days ago
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Stati Uniti - Agenzia stampa Ekhbary

John Bolton: "Abbiamo Superato il Picco di Trump"

John Bolton, figura di spicco nella politica estera americana e ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale sotto l'amministrazione Trump, ha recentemente espresso un'opinione incisiva sul futuro politico dell'ex presidente, affermando che gli Stati Uniti hanno "superato il picco di Trump". Questa dichiarazione, rilasciata in un'intervista esclusiva originariamente pubblicata dal settimanale tedesco DER SPIEGEL, offre una prospettiva critica sulle dinamiche politiche interne statunitensi e sulle implicazioni globali, in particolare riguardo al conflitto in Ucraina.

Bolton, 77 anni, vanta una lunga carriera al servizio di diverse amministrazioni repubblicane, risalendo fino a Ronald Reagan. La sua nomina a Consigliere per la Sicurezza Nazionale durante il primo mandato di Donald Trump lo ha posto al centro delle decisioni strategiche statunitensi. Tuttavia, il suo incarico è durato solo 17 mesi, interrotto da divergenze inconciliabili con il presidente. Recentemente, Bolton è stato anche oggetto di indagini per presunta divulgazione illegale di documenti classificati, con perquisizioni domiciliari e azioni legali in corso, vicende che egli stesso lega a possibili ritorsioni politiche.

Nell'intervista, Bolton affronta il tema della proposta di Donald Trump di raggiungere un accordo di pace tra Russia e Ucraina entro Natale. Bolton liquida questa prospettiva come "un'altra scadenza di Trump", un tentativo di accelerare il processo senza una reale considerazione delle implicazioni strategiche a lungo termine. Sottolinea come l'Ucraina e i suoi alleati europei abbiano già fatto diverse concessioni, un errore strategico a suo avviso, poiché potrebbe portare a un accordo che non ostacoli future aggressioni russe. "Questo è il punto strategico che Trump, il suo inviato speciale Steve Wittkoff e Jared Kushner non capiscono", afferma Bolton, suggerendo che la loro priorità sia raggiungere un accordo per ragioni politiche, come la potenziale candidatura al Premio Nobel per la Pace, piuttosto che garantirne la solidità.

Bolton critica inoltre le concessioni territoriali o la rinuncia all'adesione alla NATO da parte dell'Ucraina in cambio di garanzie di sicurezza. "Trump è inaffidabile sull'Articolo 5 della NATO", osserva, mettendo in dubbio la validità delle sue promesse di sicurezza in un contesto non-NATO. Definisce l'idea di garanzie di sicurezza da parte di Trump come "l'illusione della sicurezza", prevedendo che le truppe americane non rimarranno in Ucraina a lungo termine. La linea del cessate il fuoco lungo il fronte attuale, sebbene possa essere vista come un riconoscimento della realtà sul campo, rappresenta un rischio significativo: una volta che la Russia controllasse il 20% del territorio ucraino, difficilmente lo restituirà. Bolton ipotizza che Putin accetterebbe un accordo che non implichi la capitolazione totale dell'Ucraina, se sufficientemente vantaggioso, sfruttando la volontà di Trump di concludere un'intesa.

Analizzando il legame tra Trump e Putin, Bolton suggerisce che Trump sia attratto da "figure forti" e che i russi abbiano identificato Trump, citando Lenin, come un "utile idiota". Sfruttando le sue abilità di addestramento del KGB, Putin identificherebbe e sfrutterebbe le debolezze di Trump, come dimostrato dai frequenti riavvicinamenti alla posizione russa dopo le interazioni tra i due leader. Bolton esclude la possibilità che Putin possieda materiale compromettente su Trump, ma ritiene che la mancanza di una teoria strategica e di una filosofia politica coerente da parte di Trump lo renda manipolabile.

L'ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale esprime scetticismo riguardo alla recente strategia di sicurezza della Casa Bianca, che dipinge l'Europa come un avversario anziché la Russia o la Cina. Dubita che Trump abbia letto il documento, sottolineando la sua tendenza a non pensare in termini strategici complessi. Bolton, pur essendo stato un critico dell'Unione Europea, riconosce la sua alleanza storica con gli Stati Uniti, contrastando la retorica del documento che suggerisce un possibile intervento statunitense per installare governi allineati all'amministrazione Trump. Egli ritiene che la retorica "Make America Great Again" (MAGA) non abbia un seguito significativo in tal senso e che l'Europa debba semplicemente "stringere i denti" e superare questa fase.

Bolton è convinto che il movimento MAGA, pur dominando il Partito Repubblicano, sia in declino. "Abbiamo superato il picco di Trump", afferma, prevedendo che i Repubblicani al Congresso siano preoccupati per le elezioni di medio termine del 2026 e che il movimento MAGA possa frammentarsi. L'avvicinarsi della fine del secondo mandato di un presidente, secondo Bolton, segna l'inizio della sua fase di "anatra zoppa".

Riguardo al supporto all'Ucraina, Bolton avverte contro conclusioni affrettate che potrebbero favorire Russia e Cina nel tentativo di indebolire la NATO. Sottolinea che la situazione sul campo di battaglia non è disperata, nonostante i lenti avanzamenti russi comportino costi umani e materiali enormi. La strategia di Zelenskyy di negoziare con Trump, pur con le sue incertezze, è vista come un tentativo sensato di guadagnare tempo e di attribuire eventuali fallimenti a Putin. Bolton riconosce che sia l'amministrazione Biden sia i membri europei della NATO abbiano commesso errori non fornendo all'Ucraina ciò che era necessario per vincere, a causa della paura di un'escalation del conflitto.

La fiducia tra Europa e Stati Uniti, secondo Bolton, è messa a dura prova. Se l'Europa dovesse considerare la situazione "senza speranza", ciò potrebbe diventare una profezia autoavverante. Il rischio maggiore, a suo dire, sarebbe dare a Trump una scusa per lasciare la NATO, il che creerebbe "un vero problema".

Bolton analizza anche la potenziale presidenza di JD Vance, notando che i sostenitori di Trump operano come in un "culto della personalità", votando per lui indipendentemente dalle sue posizioni mutevoli. Questo, unito alla sua capacità di provocare forti reazioni, lo rende pericoloso, paragonandolo alle dinamiche descritte da George Orwell.

Bolton è scettico sull'utilità dello stile non convenzionale di Trump, anche se questo ha spinto l'Europa a prendere più seriamente la difesa. "Buona fortuna", dice, mettendo in guardia contro i tentativi di ricreare la NATO senza gli Stati Uniti o all'interno dell'Unione Europea, cosa che Russia e Cina saprebbero sfruttare. La strategia più intelligente per affrontare Trump, secondo Bolton, si basa sull'esperienza di leader come Shinzō Abe del Giappone e Boris Johnson del Regno Unito: dialogare costantemente, visitare, giocare a golf, e chiedere solo quando strettamente necessario. Anche Mark Rutte e Alexander Stubb stanno gestendo bene la situazione.

Critica l'approccio di Friedrich Merz, che ha parlato di indipendenza europea all'inizio di un potenziale secondo mandato di Trump, definendolo controproducente poiché Trump potrebbe interpretarlo come un via libera all'indipendenza europea, favorendo così gli interessi russi.

Infine, Bolton commenta l'indagine a suo carico per la gestione di documenti classificati. La definisce parte di una "presidenza di ritorsione" se Trump dovesse essere rieletto, iniziata con la revoca della sua protezione di Servizio Segreto. Pur riconoscendo che anche i Democratici utilizzano la "lawfare" (guerra legale), ritiene che Trump la porti a un estremo tale da provocare una reazione. Sottolinea che il caso contro di lui è stato avviato nel 2020 da Trump stesso, nel tentativo di bloccare la pubblicazione del suo libro.